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Messaggio di avviso

In occasione del 700° anniversario della morte di Dante, abbiamo realizzato un calendario – presentato nel mese dell’accadimento ricordato - che sin dal titolo (“L’uomo delle stelle. Il poeta degli uomini. A.D. MCCCXXI”) sul cielo stellato di Van Gogh graficamente rielaborato, richiama i segni/valori   essenziali dell’opera e della vita del poeta.  A partire dal più intenso, in quanto esclusivo dell’intera umanità: la profezia eterna della parola poetica nel suo essere e farsi suono, immagine, speranza, ma anche testimonianza di vita, memoria, coerenza e rigore morale. 

  Ogni mese – scandito anche nello sviluppo del calendario giuliano del 1321 con i numeri desunti dall’Orologio di Paolo Uccello in Santa Maria del Fiore – presenta una tavola ad illustrare le “rime”, in rilettura attuale e mai irriverente, di versi di Dante.

  In apertura un’ardita ibridazione DANTE/SARTRE nel dialogo di due manichini – grigi di scorie depositate e non multicolori, come nel pittore di Volos – col Vesuvio sullo sfondo.

  In chiusura una rilettura iconica della Tabula Peuntingeriana, prima testimonianza topografica di Oplonti, l’attuale Torre Annunziata, divenuta, ovviamente, “DANTINGERIANA”. Un’amara conferma di quella definizione di “paradiso abitato da diavoli”, sintesi crociana dell’originaria considerazione di Bernardino Daniello, commentatore del ‘500 dell’opera di Dante. 

È stato il nostro modo di sentire e celebrare Dante. Nostro, dei docenti, degli alunni del “de Chirico”. E un po’ anche il mio. Lo abbiamo fatto con la coerenza di Noodles/De Niro in “C’era una volta in America” che rimane se stesso, al quale continua a piacere “la puzza della strada” e non con l’opportunismo dei trasformisti come Max/Woods che dalla stessa strada si è allontanato sino a diventare senatore, senza redenzione, ma in rigorosa continuità, etica e di comportamento. 

  Infatti, nell’oceano di celebrazioni che l’anno ha richiamato, tutti sono diventati dantisti o alfieri dell’endecasillabo in terza rima. Anche chi pensava che D’Ante si scrivesse con l’apostrofo ad introdurre la sezione della brochure di una falegnameria o di un’azienda di serramenti. O che fosse una marca d’olio molto pubblicizzata nei caroselli degli anni 60/70 e che la corona fosse costituita da foglie d’ulivo a garanzia della genuina bontà del prodotto.

  Del calendario abbiamo in animo di farne una composizione “corale” più articolata per una pubblicazione in volume. Un’opera “corale”, come un autore compiutamente universale merita.

  A tal fine le chiediamo di contribuire con un suo testo, senza rigorosissimi limiti di estensione (una o due “cartelle standard”) e con l’unico vincolo dell’attinenza al sommo poeta, in una dimensione oggettiva o personale, come ricordo o come analisi. Perciò le inviamo il pdf del calendario perché ne possa valutare - se avrà tempo e voglia di aprirlo e guardarlo – se l’operazione annunciata sia meritevole di un suo intervento.

  Noi ne saremo più che onorati.